
Uno dei limiti dei primi impianti di trattamento meccanico biologico era quello di produrre comunque un 20-30% (rispetto a quanto entrato inizialmente nell’impianto) di rifiuto da conferire in discarica o da portare all’incenerimento; questo problema poneva alcuni dubbi sulla reale opportunità di costruire questi impianti al posto di altri sistemi già conosciuti ed utilizzati come gli inceneritori. Questo problema è stato recentemente risolto grazie all’iniziativa della dott.sa Carla Poli del Centro Riciclo Vedelago in provincia di Treviso.L’impianto di Vedelago (che non gestisce la frazione umida e che quindi utilizza solo sistemi meccanici), grazie all’accoppiamento di diversi impianti che lavorano in serie, è in grado di rendere riutilizzabile circa il 99% del rifiuto conferito derivante sia dalla raccolta differenziata residenziale porta a porta (proveniente dai Comuni del circondario) sia rifiuti industriali di commercianti ed artigiani; grazie a questi impianti il centro è in grado di portare all’industria una materia prima-seconda riutilizzabile in ulteriori cicli di produzione. La percentuale di rifiuto non differenziabile (principalmente plastiche), e quindi solitamente non riutilizzabile, viene prima estruso e poi tritato finemente fino ad ottenere un granulato a matrice prevalentemente plastica utilizzato principalmente dall’industria come alleggerito nei manufatti edili (mattoni, pali, ecc…) in sostituzione della sabbia di cava (20-30% del materiale necessario alla creazione del manufatto); questo materiale conferisce caratteristiche migliorative ai manufatti ottenuti che rispondono regolarmente alle norme UNI vigenti. La sabbia sintetica ottenuta viene utilizzata anche per la creazione di sedie, panchine, bancali ed altri manufatti vari.
Gli stessi creatori del Centro Riciclo Vedelago dichiarano che i costi globali per la costruzione di un impianto di questo tipo si aggirano attorno ai 5 milioni di euro in un arco temporale di circa 3 anni. Impianti gemelli come quello di Vedelago sono in costruzione in Sardegna grazie all’iniziativa di 14 Comuni locali, con a capo il Comune di Tergu, e a Colleferro a seguito di un’iniziativa di imprenditori privati.
Guarda il video istruttivo. Si può riciclare fino al 95% dei rifiuti, e a Treviso lo stanno facendo!!
L’Arena di oggi parla della visita di Franco Marini a Verona.
CENTROSINISTRA. L’ex presidente del Senato con Uboldi e Fogliardi
«Il Pd non può fare
a meno dei cattolici»
A dispetto di tutti i titoli di cui potrebbe fregiarsi, si presenta come «amante della montagna e tenente degli Alpini». Ma dopo qualche aneddoto politico per «scaldare» il pubblico – per esempio sui suoi rapporti con la Bonino – Franco Marini, ex presidente del Senato e già segretario della Cisl, scende subito nel vivo del dibattito a sostegno del candidato del Pd per il Consiglio regionale Roberto Uboldi: incontro tenutosi ieri al residence San Zeno, in presenza del deputato Giampaolo Fogliardi, del segretario provinciale del partito Giandomenico Allegri e dello stesso Uboldi.
Marini con la verve che lo contraddistingue, parla dell’identità del Pd con atteggiamento «paterno»: tessendone le lodi ma non risparmiando alcune critiche. Costruttive, ovviamente. Due, per lui, le caratteristiche imprescindibili cui tendere: «Essere un partito radicato e aperto». «So bene in che città ci troviamo», esordisce, «questa fase di fortuna del leghismo, lo dobbiamo ammettere, è da imputare alla sua capacità di stare aggrappato alla gente e al territorio». E precisa: «Tra noi è dilagata una tendenza sbagliata, per cui la politica si riduce a pura comunicazione. Nelle sedi dei partiti, oggi la preoccupazione maggiore è cosa rispondere l’indomani, sui giornali, alla controparte. Ma io vi consiglio: rilasciate dichiarazioni solo una volta alla settimana, ma sapendo cosa dire».
Marini parla di «un partito d’ampio spettro sociale, in cui possa riconoscersi buona parte della cultura del Paese. Senza l’ala cattolica, per esempio», continua, «il Pd si porrebbe limiti mortali. Perché c’è bisogno di un partito riformista che, in questo liberismo post-sindacale, raccolga le esigenze di giustizia e solidarietà sociali acuite dalla crisi economica. Le ideologie della destra contraddicono ciò in cui i cattolici credono. E oggi che il comunismo realizzato non esiste più da un pezzo, sono i cattolici che militano sotto la bandiera di Berlusconi a doversi giustificare». Uboldi termina il discorso: «Ci sono momenti bui, nella storia della Chiesa, in cui i credenti devono riempire il silenzio assordante che giunge dalla gerarchia ecclesiastica. A Verona, per esempio, che il sindaco leghista promuova azioni per far piazza pulita degli ultimi e dei più deboli, non può passare nell’indifferenza dei cittadini».L.CO.
«Il razzismo
è estraneo
al nostro dna»
«Come può esserci un’Italia xenofoba? Basta conoscere la storia degli ultimi cent’anni per non accettare la discriminazione. Mio nonno si chiamava Franco come me ed emigrò per cinque volte in America». È iniziato così l’intervenuto dell’ex presidente del Senato Franco Marini all’incontro in ricordo della fine dell’apartheid in Sudafrica, organizzato al Monastero degli Stimmatini di Sezano in occasione della giornata mondiale dell’Onu contro le discriminazioni razziali. Comunità Stimmatini di Sezano, Rete della diaspora africana nera in Italia, e Pangea-casa delle culture, hanno voluto ricordare i 20 anni dalla fine delle differenze tra «bianco e nero». Una nuova era che ha permesso un nuovo inizio fatto di libertà e dignità.
«La crisi ci ha fatto riscoprire i valori dell’uguaglianza. L’egoismo della finanza che ha messo da parte il lavoro vero è stato punito. Ora siamo nella fase in cui si può recuperare», ha detto Marini.A.G.

9.00 al mercato di santa Lucia
Venerdi 19
9.30 al Mercato di San Giovanni Lupatoto
9.30 al Monastero di Saval su Ventennale fine apartheid
Domenica 21
Mattinata con Bortolussi a Montorio
Ecco i commenti miei e di Giandomenico Allegri sulla visita a Verona della Gelmini. Da L’Arena di oggi:
RAPIDA COME I TAGLI. «Rapida e non annunciata, esattamente come i tagli alla scuola». Questo il commento ironico del segretario provinciale del Partito Democratico Giandomenico Allegri e del candidato alle elezioni regionali per il Pd Roberto uboldi sulla visita-lampo del Ministro Gelmini l’altro ieri a Verona. «Peccato sia rimasta così poco, avrebbe potuto rendersi conto dello stato di salute della scuola pubblica veronese che, come evidenziano anche le cronache giornalistiche, non riesce nemmeno più a gestire l’ordinario» dice Allegri. «A lamentarsi della sua riforma della scuola sono così in pochi che il Ministro preferisce evitare ogni confronto pubblico» aggiunge il segretario. «Evidentemente la Gelmini preferisce proseguire con la politica degli annunci, scansando ogni responsabilità» gli fa eco Roberto uboldi, che esemplifica: «Ieri sera ero a Caprino Veronese, dove l’istituto comprensivo (che riunisce tutte le scuole dell’obbligo del territorio) vanta dal Ministero un credito di 60 mila euro. E non stanno meglio le scuole del capoluogo. Sarebbe bello, come chiede Miozzi, sapere qualcosa a proposito dei licei musicali, il guaio è che non si sa mai chi debba essere l’interlocutore. Il colmo – conclude uboldi – è stato raggiunto una settimana fa quando su, Avvenire, la Gelmini annunciava che lo Stato deve fare di più per le scuole paritarie. Peccato che il Ministro sia sempre lei. Un bel nodo al fazzoletto per ricordarsi che deve una risposta a se stessa».
Leggi L’Articolo integrale
Proposta indecente, da Agsm altri 150mila euro al Comune.
L’accusa: “Campagna elettorale con i soldi delle bollette”
Uboldi: “Con la Lega meridionalizzazione della politica”
“Non è bastato prosciugare il fondo di riserva per decine di milioni di euro, né dirottare tutti gli utili di esercizio degli ultimi tre anni, adesso il Comune chiede ad Agsm altri 150 mila euro per una non meglio specificata campagna pubblicitaria-lampo che, guarda caso, casca proprio nell’ultimo mese di campagna elettorale. Lega e Pdl stanno portando avanti una meridionalizzazione della politica che credevamo propria di altri territori”. Questo il duro commento di Roberto Uboldi, consigliere del Partito Democratico e candidato al Consiglio regionale Veneto sul nuovo scivolone dell’ex municipalizzata che, dopo la polemica del sorteggio della commissione aggiudicatrice del bando di Cà del Bue, torna a far parlare di sé.
Breve cronistoria:
Lunedì 1°marzo la presidenza Agsm mette al corrente il consiglio di amministrazione di una richiesta di sponsorizzazione pervenuta dal Comune chiedendo che venga approvata “urgentemente”. Palazzo Barbieri invita Agsm ad impegnare 130 mila euro (più Iva) per una campagna pubblicitaria della durata di tre mesi da svolgere negli impianti sportivi gestiti dal Comune. In particolare 100 mila euro (più Iva)sarebbero impiegati per pubblicità allo stadio Bentegodi e al Palazzetto dello Sport e altri 30 mila euro (più Iva) in altri impianti minori. Come si riuscirà poi ad appurare, la lettera è datata 18 febbraio 2010 e porta la firma del sindaco Flavio Tosi e dell’Assessore allo Sport Federico Sboarina. “Tale soluzione permetterebbe al Comune di avere un’entrata economica finalizzata sia all’abbattimento delle spese di funzionamento e gestione dell’impianto calcistico comunale” scrivono sindaco e assessore.
La proposta della presidenza trova subito il parere contrario dei revisori dei conti perché viola i più elementari principi contabile: sarebbe come se Berlusconi prelevasse denaro delle sue società per azioni per allargare il suo mausoleo privato. Ma contro di essa si esprimono anche alcuni consiglieri, tra cui quello di minoranza Marco Burato, i quali annotano che:
- l’Azienda non dispone di un piano della comunicazione e il Comune non può deciderne la strategia comunicativa a un mese dalle elezioni, anche perché non ha alcuna competenza in materia.
- Le finalità proposte dal Comune (riduzione delle spese di gestione degli impianti sportivi) non hanno nulla a che vedere con le finalità aziendali.
- Tali risorse potrebbero venire più utilmente impiegate per la riduzione delle tariffe per le famiglie bisognose, il che avrebbe tra l’altro un ritorno d’immagine paragonabile se non superiore alla pubblicità.
Così il presidente Sardos Albertini ritira la proposta di delibera, ma poi incarica un dirigente di Agsm di produrre una piano di marketing pubblicitario, col quale tornerà alla carica questo pomeriggio in occasione del del nuovo CdA, che si preannuncia bollente. L’escamotage servirà forse a superare la censura dei revisori dei conti ma lascia aperti tutti i precedenti interrogativi. In particolare la proposta (indecente) resta in forte odore di marchetta elettorale, tanto più che i contenuti della pubblicità rimangono ancora ignoti e che la richiesta del Comune non risulta mai essere stata discussa dall’azienda ma accettata in toto senza nemmeno cercare di contrattare migliori condizioni economiche.
Non da ultimo, come osserva il consigliere Burato nella memoria che presenterà questo pomeriggio, la richiesta formulata dal dirigente Agsm rappresenta una “pezza giustificativa” ma non spiega ancora perché, se un investimento in comunicazione deve essere fatto, si debba per forza puntare sugli impianti sportivi e non, ad esempio, sui mass media, oppure sulla riduzione delle tariffe per famiglie bisognose, il che avrebbe un ritorno d’immagine superiore, alla pubblicità. Insomma con i soldi delle tariffe di gas ed elettricità il Comune diventa azienda esperta pubblicitaria, ma solo per i prossimi tre mesi. Tutto questo fa pensare se a pagare sono i clienti di Agsm.
Sull’emergenza inquinamento l’amministrazione di centrodestra continua a brillare per improvvisazione e pressapochismo. Sollecitata da un Consiglio comunale straordinario, promosso dal Partito Democratico, a varare misure urgenti contro gli altissimi picchi di Pm10 che si sono registrati in questi primi due mesi dell’anno (a proposito, siamo solo a febbraio e abbiamo già oltrepassato i 35 superamenti all’anno previsti dalla normativa europea) l’assessore all’Ambiente Federico Sboarina ha risposto riproponendo gli incentivi per la conversione a metano della automobili e delle caldaie. Niente di nuovo sotto il sole, insomma. Eppure Sboarina si era dato un gran daffare per spiegarci che il problema dell’inquinamento riguarda tutto il bacino della pianura padana e che da sola Verona non può fare nulla, ma quando i sindaci di Milano e Torino, Letizia Moratti e Sergio Chiamparino, gli hanno chiesto di aderire alla proposta di blocco “padano” delle auto, fissato per domenica 28 febbraio, il nostro assessore ha fatto spallucce e si è tirato indietro. Domenica 21 febbraio abbiamo avuto un blocco delle auto assai relativo, del tutto funzionale alla maratona cittadina che si è svolta in quel giorno, ma sostanzialmente inutile al fine di constare i picchi di Pm10. Perché, se è vero che fermare le auto non fa diminuire l’inquinamento, per lo meno impedisce che esso aumenti. Nell’ordinanza sindacale firmata da Flavio Tosi erano contenute un trentina di deroghe, che riguardavano, tra gli altri, gli spettatori dello stadio e egli stessi maratoneti. E infatti in giro c’erano auto dappertutto. La domenica successiva si è tenuta un giornata di sensibilizzazione ma senza nemmeno una parvenza di blocco. In questo modo l’amministrazione comunale ha inteso salvare capra e cavoli, evitando di salire alle cronache come l’unica città che non aderiva all’appello dei sindaci di Milano e Torino, senza tuttavia rinunciare a far circolare le macchine. Il solito pasticcio leghista. Del resto, rimarrà negli annali la dichiarazione di un consigliere della Lista Tosi che durante il consiglio comunale straordinario ebbe a dire che il problema delle polveri sottili è “stagionale”. Un po’ come l’allergia ai pollini, pare di capire…
Ecco una breve rassegna stampa:
Il Decalogo per Verona è la ricetta che vorremmo che il PD adottasse per il bene di Verona e dei veronesi. Scritta con il contributo degli amici e di chi mi scrive sul blog.
Verona è una città europea, si sente parte dell’Europa, si riconosce nell’Europa e nella sua identità frutto di una millenaria contaminazione fra diverse culture. La cultura cristiana, la cultura classico-romana del diritto, e quella classica greca hanno contribuito in epoche diverse e in misura diversa a creare una comune identità europea. Comuni tragedie, come le due guerre mondiali e la dura esperienza dei regimi totalitari, hanno radicato una profonda aspirazione alla pace e alla libertà. Verona è aperta all’Europa e non vuole rinchiudersi entro le sue mura.
Verona è una città ricca, la diffusa presenza di realtà imprenditoriali ne fa un punto strategico del nord est. Questa vitalità economica richiede con forza una condivisa “cultura del merito”che sappia premiare e incoraggiare chi più si impegna per aumentare le opportunità di crescita, in particolare serve uno sforzo corale a tutti i livelli istituzionali per la realizzazione di una pubblica amministrazione amica e non ostacolo alla crescita delle imprese.
Verona è una città solidale, le sue tradizioni associative nel campo del volontariato locale e internazionale sono non solo una storia significativa ma anche una concreta attualità. La solidarietà non è affatto in contrasto con la cultura del merito, ne può essere relegata ala sfera della beneficenza al contrario è un doveroso sostegno a chi vive in situazioni di marginalità, non appartiene alla sfera della bontà ma a quella dei diritti.
Verona è una città legata al proprio territorio provinciale ed extraprovinciale, alla vasta area metropolitana di riferimento che la vede in sinergica crescita con le confinanti Trento, Mantova e Brescia. Il legame con il territorio ricco e articolato che compone la regione del Garda non evoca improponibili separatismi ma una collaborazione proficua fra enti territoriali diversi che ha visto realizzarsi significative realtà societarie dalle autostrade agli aeroporti e culturali (il sistema universitario in primis) l’essere legati al proprio territorio significa oggi soprattutto capacità di “ fare rete “
Verona ama la legalità condizione essenziale per una ordinata crescita civile, per questo rigetta con forza ogni forma di analfabetismo civile:dal vandalismo gratuito ai fenomeni di bullismo, al teppismo negli stadi. L’aspirazione alla legalità si fonda sulla convinzione che accanto alla difesa dei diritti civili e sociali deve accompagnarsi una cultura dei doveri.
Verona è una città di cultura. Il suo passato, il suo presente, i monumenti, l’arte e le manifestazioni di risonanza europea…. . è patrimonio dell’umanità, va gestita con mano saggia aperta al nuovo, agli stimoli che fanno vivere la sua memoria e la sua immagine oltre la pura conservazione. Idee, creatività operatività per valorizzare uomini, cose e la loro interazione. (punto suggerito da Paolo F.)
Verona è una città accogliente Lo è sempre stata, prima nei confronti di migliaia di residenti della nostra provincia che dalla campagna e dalla collina si sono trasferiti in città in concomitanza all’apertura di nuove industrie, poi nei confronti di molti meridionali venuti qui alla ricerca di un lavoro, oggi con immigrati di paesi lontani alla ricerca di una speranza di vita migliore.
L’accoglienza implica l’accettazione da parte di chi è accolto del sistema di valori e di regole della comunità che accoglie, non certo l’imposizione dei propri alla comunità che accoglie. (punto suggerito da P. d. V)
Per aggiungere dei punti al decalogo, proponeteli (coi commenti) e discutiamone liberamente.
Ieri ho presentato la mia candidatura. Il resoconto de L’Arena:
Scuola, sanità, lavoro, ambiente e trasporti. Roberto Uboldi su questi cinque filoni tenta la scalata al Consiglio regionale per il Partito democratico, a sostegno del candidato alla presidenza della Regione Giuseppe Bortolussi. «In 15 anni di centrodestra le liste d’attesa negli ospedali non sono diminuite, il trasporto pubblico su rotaia non si è sviluppato, il federalismo non è stato applicato», dice, «e questo nonostante le promesse dell’amministrazione Galan. Zaia ora dice che vuole cambiare lo statuto regionale? Anche qui: è da 15 anni che Lega, Forza Italia e An lo dicono, ma non è mai stato fatto nulla». Uboldi sceglie come slogan «Il futuro ci unisce», che punta a coinvolgere in modo particolare i giovani. Già consigliere regionale dal 1995 al 2000, ex assessore nella Giunta Zanotto ed ex vicesindaco (Dc) di Verona, Uboldi è consigliere comunale, ha 56 anni, è dirigente scolastico, è sposato e padre di tre figli. È stato anche segretario provinciale del Partito popolare e la sua collocazione nel Pd è espressione dell’area di Dario Franceschini e Piero Fassino. Cinque gli obiettivi di Uboldi. Anzitutto, riportare le cure dentistiche e odontoiatriche sotto il servizio sanitario regionale, costituire il nodo ferroviario unico fra Verona Porta Vescovo e Verona Porta Nuova, battersi contro impianti nucleari in Veneto, far coniugare sviluppo del lavoro e rispetto ambientale. E sviluppare progetti nella formazione e nelal sanità. «Zaia è di Treviso, e questo la dice lunga sul fatto che per Lega e Pdl conta solo il triangolo Treviso-Padova-Venezia. Verona è tagliata fuori». Sostengono la candidatura Uboldi il deputato Giampaolo Fogliardi, Remo Zanella, Maura Zambon e i giovani del Pd Stefano Vallani, Marco Burato e Roderick Blattner.E.G.
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