Il Corriere di Verona riporta il mio intervento sul traforo:
E anche Roberto Uboldi si chiede se sia «accettabile che un sindaco, che per definizione è sempre pro tempore impegni le prossime dieci amministrazioni comunali per i 50 anni a venire, visto che questa è la durata della concessione prevista». Secondo Uboldi, inoltre, «dallo stesso programma elettorale del sindaco non si poteva capire bene quale tipo di galleria Tosi volesse realizzare».
«Ben vengano dunque – conclude l’esponente del Pd – le iniziative referendarie sulla galleria. Per noi la priorità è il trasporto pubblico. Anche il Pdl sembra averlo capito, chi ha paura ora del referendum?».
Verona, 11 febbraio 2010
Nucleare: della destra non c’è da fidarsi
Ogni candidato alla Regione sottoscriva un impegno antinucleare
mantenendo come ultima “ratio” il referendum locale
L’affidabilità del centrodestra nel campo dell’impegno antinucleare è facilmente verificabile dalle cronache di queste ultimi giorni che vedono il candidato Presidente della Regione Luca Zaia promettere una cosa e il giorno dopo il Ministro, nonché suo collega di partito, Roberto Calderoli che lo smentisce. Ancor meglio, proprio ieri il Consiglio dei Ministri ha sancito il ritorno del Paese al nucleare. Del resto, a ben guardare, Zaia non si è mai dichiarato contro il nucleare, ma ha più volte ribadito la sua “totale e ferma perplessità” (sic!). Del resto, qui a Verona delle promesse da marinaio dei candidati leghisti abbiamo un ricordo ancora vivido: l’attuale sindaco Flavio Tosi proprio al termine della campagna elettorale del maggio 2007 giurò e spergiurò che la galleria delle Torricelle sarebbe passata a Nord dei quartieri di Avesa e Quinzano, salvo rettificare, il giorno dopo delle elezioni vinte, spiegando che si era sbagliato e che si doveva farla passare proprio in mezzo a quei quartieri.
Il copione delle promesse mancate rischia di ripetersi con il nucleare, dal momento che il centrodestra è il partito del nucleare e Zaia, Tosi e Miozzi ne sono le sue più brillanti espressioni. E’ dunque facile prevedere che il giorno dopo le elezioni regionali del 28 e 29 marzo, qualora le urne confermassero le previsioni che vedono in netto vantaggio il centrodestra, veronesi e veneti saranno travolti da una ridda di indiscrezioni e voci a proposito del sito più idoneo ad ospitare la nuova centrale nucleare, con buone pace di tutte le “perplessità” della vigilia. E se abbiamo capito qualcosa delle dinamiche che regolano il centrodestra, la scelta della localizzazione della centrale verrà dettata da Roma, alla faccia del Veneto ai veneti.
Per questi motivi va richiesto fin da subito a tutti i candidati un preciso impegno personale. Da parte mia, se verrò eletto chiederò che prima di avviare ogni disccione venga indetto un nuovo referendum, che la destra dovrà, se ci riuscirà, vincere. Ritengo sia un atto dovuto nei confronti dei 330 mila veronesi e del milione e 800 mila veneti che nel 1987 si espressero inequivocabilmente contro lo sviluppo del nucleare, sia nel nostro Paese che all’estero, nonché per tutte le comunità veronesi, venete e italiane, che contestualmente al movimento referendario si autoproclamarono Comuni denuclearizzati.
Il rischio che Verona venga individuata (o venga venduta) come sito adeguato ad ospitare una centrale nucleare è tanto più concreto quanto più si consideri la ferma volontà enunciata dal governo di realizzare una centrale in Veneto e che la prima scelta, focalizzata nel rodigino, è stata scartata per motivi puramente tecnici, considerato il fenomeno della subsidenza del suolo tra Chioggia e il Basso Polesine.
La posizione del Pd in materia è sempre stata chiara: siamo contrari al nucleare perché è una scelta fuori dal tempo, in un’epoca in cui si parla di auto ad idrogeno a zero emissioni e viste le opporutnità offerte dalle applicazioni sempre più perfezionate delle energie rinnovabili come il solare, il termico, e l’eolico. L’impatto ecologico e sociale di una centrale nucleare nel nostro territorio sarebbe poi difficilmente giustificabile. Senza contare le potenzialità economiche e di sviluppo per le nostre imprese, specialmente in questo periodo di crisi, che l’applicazione delle rinnovabili su larga scala potrebbe comportare se solo il patrimonio immobiliare pubblico e privato fosse riconvertito al risparmio energetico e all’impiego di energia pulita.
Voto antinucleare del 1987
L’8 e il 9 novembre 1987 gli italiani furono chiamati a votare su cinque quesiti referendari, tre dei quali riguardavano la questione nucleare. Semplificando il contenuto dei quesiti, formulati in maniera molto tecnica e complessa (da cui dipende, secondo le cronache dell’epoca, la relativamente bassa affluenza alle urne) si può così riassumere:
1° Quesito nucleare: Veniva chiesta l’abolizione dell’intervento statale nel caso in cui un Comune non avesse concesso un sito per l’apertura di una centrale nucleare nel suo territorio.
2° Quesito nucleare: Veniva chiesta l’abrogazione dei contributi statali per gli enti locali per la presenza sui loro territori di centrali nucleari.
3° Quesito nucleare: Veniva chiesta l’abrogazione della possibilità per l’Enel di partecipare all’estero alla costruzione di centrali nucleari.
| Territorio | Votanti | Votano contro alla localizzazione delle centrali | Votano contro ai Contributi agli enti locali | Votano contro all’ Enel all’estero | ||||
| Verona capoluogo | 160.000 | 75% | 112.613 | 77,4% | 110.478 | 76,6% | 95.532 | 65,4% |
| Verona provincia | 490.000 | 78% | 338.012 | 79,1% | 329.878 | 77,8% | 280.331 | 65,1% |
| Veneto | 2.700.000 | - | 1.849.423 | 79,5% | 1.809.619 | 78,4% | 1.570.304 | 67,6% |
| Italia | 30.000.000 | 65% | 20.996.347 | 80,6% | 20.601.293 | 79,7% | 18.803.493 | 71,8% |
Fonte: L’Arena, 10 novembre 1987.
Note: le percentuali dei contrari al nucleare sono calcolate sui voti validi espressi. I dati relativi a Verona capoluogo, Verona provincia e Italia, sono tratti dai dati ufficiali diffusi all’epoca del referendum. I dati relativi al Veneto sono stati ricostruiti sommando quelli relativi alle sette province: Verona, Vicenza, Venezia, Padova, Treviso, Belluno, Rovigo, per i quali non sempre è disponibile il dato dei votanti, che è stato quindi dedotto tenendo conto anche del numero delle schede nulle e delle schede bianche. Per “votanti” si deve intendere il dato semplificato approssimato, tenuto conto delle piccole variazioni che esistono tra la partecipazione al voto dell’uno rispetto all’altro quesito.
Si noti che oggi come ieri alcuni territori erano e restano in prima fila nel rifiuto del nucleare: è il caso, ad esempio, di Torretta, frazione di Legnago, dove quasi il 90% dei votati risposero Sì al primo quesito.
Ma altissime percentuali, superiori all’82% si registrarono in ogni area del Veronese, come ad esempio a Nogara, Angiari, Grezzana, Pescantina, Povegliano, San Giovanni Ilarione e San Mauro di Saline. Sul secondo quesito espressero la loro ferma decisione con rispettivamente l’84,7% e l’86,9% dei Sì, Buttapietra e Casaleone. Tra i quartieri della città percentuali altissime di Sì al primo quesito, superiori all’83% si riscontrarono a Montorio e a Mizzole.
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