Ecco i commenti miei e di Giandomenico Allegri sulla visita a Verona della Gelmini. Da L’Arena di oggi:
RAPIDA COME I TAGLI. «Rapida e non annunciata, esattamente come i tagli alla scuola». Questo il commento ironico del segretario provinciale del Partito Democratico Giandomenico Allegri e del candidato alle elezioni regionali per il Pd Roberto uboldi sulla visita-lampo del Ministro Gelmini l’altro ieri a Verona. «Peccato sia rimasta così poco, avrebbe potuto rendersi conto dello stato di salute della scuola pubblica veronese che, come evidenziano anche le cronache giornalistiche, non riesce nemmeno più a gestire l’ordinario» dice Allegri. «A lamentarsi della sua riforma della scuola sono così in pochi che il Ministro preferisce evitare ogni confronto pubblico» aggiunge il segretario. «Evidentemente la Gelmini preferisce proseguire con la politica degli annunci, scansando ogni responsabilità» gli fa eco Roberto uboldi, che esemplifica: «Ieri sera ero a Caprino Veronese, dove l’istituto comprensivo (che riunisce tutte le scuole dell’obbligo del territorio) vanta dal Ministero un credito di 60 mila euro. E non stanno meglio le scuole del capoluogo. Sarebbe bello, come chiede Miozzi, sapere qualcosa a proposito dei licei musicali, il guaio è che non si sa mai chi debba essere l’interlocutore. Il colmo – conclude uboldi – è stato raggiunto una settimana fa quando su, Avvenire, la Gelmini annunciava che lo Stato deve fare di più per le scuole paritarie. Peccato che il Ministro sia sempre lei. Un bel nodo al fazzoletto per ricordarsi che deve una risposta a se stessa».
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Da L’Arena di oggi
«Un riordino all’insegna dell’incertezza»
Un riordino dell’istruzione superiore che, per quanto necessario, rischia di venire attuato senza alcuna discussione preliminare con le componenti fondamentali del mondo della scuola, lasciando per ora in una situazione di grave incertezza tutti i soggetti che del cambiamento faranno le spese in prima persona, a partire dai dirigenti scolastici, dal personale docente, dagli studenti e della loro famiglie e naturalmente dai 20mila insegnanti in meno che la riforma Gelmini prevede.
E’ stato questo il punto focale affrontato ieri pomeriggio dall’onorevole Manuela Ghizzoni, capogruppo del Partito Democratico della VII commissione della Camera, ovvero della commissione che si occupa di istruzione, nell’incontro «Manovra Gelmini. Indietro tutta!», organizzato al foyer del Teatro Nuovo dal gruppo del Pd di Verona e rivolto in primis a dirigenti scolastici e insegnanti per capire cosa sta cambiando nel mondo della scuola.
«Proprio mercoledì prossimo la minoranza dovrà esprimere la sua opinione sulla riforma Gelmini, che, come quella del Consiglio di Stato, non ha potere vincolante pur essendo obbligatoria», ha spiegato la Ghizzoni al pubblico: una ventina di persone ed unico dirigente scolastico presente, Roberto Uboldi, preside dell’ Einaudi. «Va chiarito prima di tutto che le perplessità che la riforma suscita non sono di carattere politico, non si tratta cioè di una battaglia tra maggioranza e opposizione, ma di una perplessità nel merito e nei contenuti che il nuovo assetto della scuola superiore andrà assumendo. E infatti anche la maggioranza ha mostrato di non condividere alcuni punti del riordino, come il fatto che la riforma debba coinvolgere tutto il biennio e non solo le classi prime: vorrebbe dire che un ragazzo si trova, nel corso del suo ciclo di studi con indirizzi spariti e forte riduzione dei percorsi».
Secondo la Ghizzoni insomma il problema di fondo nasce dal fatto che la scuola superiore che uscirà dalla riforma non sarà al passo con i tempi e non potrà cogliere le sfide del futuro. «Per quanto riguarda per esempio i licei», ha sottolineato, «c’è l’impressione che questa riforma torni alla scuola di Gentile. I licei artistici dovranno invece assorbire gli istituti d’arte, con un impoverimento delle declinazioni professionali che questi consentivano. E il liceo scientifico tecnologico dove finirà? Resterà allo scientifico o sarà una scuola tecnica? Ma su tutto grava soprattutto la mancanza di alcuni elementi fondamentali: una volta definita e approvata l’ossatura della riforma, mancano indicazioni attuative. Si parla di potenziamento linguistico, ed è un’ottima cosa, ma come verrà realizzato se ci saranno meno ore e meno risorse?». A.G.
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