Le elezioni del 28 e 29 marzo saranno un test generale. I cittadini di ben tredici regioni si recheranno alle urne in un momento così delicato per il Paese. Le Regioni hanno molte competenze nelle politiche sociali ed economiche: dal sostegno alle imprese in trasformazione e ai lavoratori alla sanità; dalle politiche giovanili all’assistenza socio sanitaria per gli anziani, senza dimenticare la mobilità: strade, ferrovie e trasporto pubblico locale.
Su tutti questi fronti, le forze politiche della destra, che governano la Regione da 15 anni, hanno fallito e continuano a dire balle: parlano di federalismo, di poteri decentrati, ma fanno tutto il contrario: dal 2002 ad oggi, il Governo con la Lega Nord dentro, ha approvato la riduzione dei trasferimenti finanziari dallo Stato ai Comuni nella misura del 20%.
Guardiamo al Veneto nel 2010: cambiano i processi economici, il mondo del lavoro, gli stili di vita. Cresce il numero degli immigrati regolari. Aumentano i bisogni di cure sociali e sanitarie. Serve un nuovo approccio alle problematiche ambientali. La politica dovrebbe sostenere questo cambiamento. Invece i partiti della destra hanno sottovalutato i problemi e puntato solo sul mercato per risolverli. I problemi che viviamo oggi sono anche il frutto del loro fare ordinario e attento solo ai loro interessi.
Il Partito Democratico offre in questo contesto una chiara alternativa riformista. Nel Veneto bisogna invertire la tendenza elettorale. La candidatura a Presidente di Giuseppe Bortolussi ed il suo programma vanno in questa direzione. Bisogna dire, per altro, che con questo sistema elettorale è grave che l’Udc abbia deciso di correre da sola.
Voteremo con il turno unico, niente ballottaggio (che fa scomparire le liste e confrontare solo i due candidati più votati). C’è il premio per il candidato presidente più votato. Gli elettori avranno a disposizione un’unica preferenza con cui scegliere uno dei candidati presenti nelle liste per il Consiglio regionale. Infine, è possibile il voto disgiunto: un elettore può votare un partito della coalizione avversaria e il candidato presidente del centrosinistra Giuseppe Bortolussi.
Riportiamo una sintesi dell’intervento di mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali (Cei) a proposito delle prossime elezioni
Alle prossime elezioni regionali le priorità per l’elettorato cattolico come per tutti i cittadini, saranno le questioni locali, i temi sociali come la scuola, l’immigrazione, l’ambiente. E’ quanto ha detto questa mattina mons. Arrigo Miglio, responsabile Cei per i problemi sociali e del lavoro, a margine di una conferenza stampa svoltasi nella sede dell’Azione cattolica in preparazione delle prossime settimane sociali dei cattolici italiani. Rispondendo in merito alle polemiche del quotidiano dei vescovi Avvenire contro l’Udc alleata in Piemonte con Mercedes Bresso, che ha posizioni distanti dalla Chiesa sui temi bioetici, il rappresentante della Cei ha spiegato: ”La situazione mi pare in piena evoluzione. Cerchiamo di capire cosa accadrà: il rischio mi pare che sia che si continui a parlare troppo di protagonisti, di organizzazioni, di formule, e troppo poco di problemi locali. Sono elezioni regionali. Il Piemonte ha il 20% della cassa integrazione di tutta la nazione. E ci sono problemi sulla scuola, sull’immigrazione. Io credo che elezioni regionali amministrative debbano certamente mettere a fuoco questi problemi. E allora li’ si misureranno le forze politiche”. Un criterio, quello dell’attenzione alle questioni locali, che secondo Miglio dovrebbe valere anche nel Lazio: ”Certamente anche nel Lazio e in tutto il Paese – ha spiegato mons. Miglio – si tratta di elezioni regionali e amministrative che in primo piano dovrebbero avere i problemi locali al di la’ degli schieramenti e delle formule”. La dottrina sociale della Chiesa, dunque può essere riferimento per credenti e non credenti: ”Certamente si’- ha affermato Miglio – il bene se è comune è per cattolici e non cattolici, il caso tipico e’ quello dell’ambiente. Acqua, aria, un ambiente vivibile sono un bene comune per tutti”. Un discorso laico di questo tipo va bene anche per il Veneto.
Fonte: Adnkronos, 5 febbraio 2010
Riportare le cure dentistiche e odontoiatriche sotto il Servizio Sanitario regionale. E’ un’operazione che può essere fatta gradualmente, cominciando col fornire il servizio gratuitamente ai bambini e agli anziani ultra 65enni.
La domanda è implicita, basta guardare ai tanti veronesi e veneti che vanno a curarsi oltre confine, in Slovenia o nei paesi dell’Est europeo, approfittando dei costi inferiori del servizio privato in questi Paesi, ed è tanto più opportuna in un periodo di crisi economica come questo.
Quasi due terzi delle spese della regione veneto sono nella sanità, precisamente negli ospedali. Ci hanno tolto le cure dentali per spendere tutto in appalti, stipendi stratosferici (ci sono primari a Verona che guadagnano più dei parlamentari) e consulenze. Il malaffare nella sanità è una regola più che una eccezione. Ogni settimana sento racconti raccapriccianti sul funzionamento degli ospedali e dei distretti. Ma è logico: girano miliardi senza alcun controllo.
Vedi ad esempio la vicenda esecrabile del direttore dell’Ulss 22 Alessandro Dall’ora che aveva offerto una poltrona da dirigente da 165 mila euro al segretario della Lega Nord di Zevio Nicola Falsirollo senza che questi possedesse alcuna competenza o esperienza specifica in materia. Risultato: dopo la denuncia del Pd gli ispettori regionali hanno stabilito che l’assunzione era illegittima. Leggi qui la vicenda
Con un problema così i nostri amministratori hanno pensato bene di.. toglierci le cure gratuite, per avere molti più soldi da far sparire negli ospedali!
E così la Regione spende tutto in ospedali, distruggendo la medicina sul territorio, l’assistenza domiciliare, la prevenzione. Si potrebbero risparmiare decine di milioni di euro scommettendo sulla medicina vicina al cittadino, quella di cui abbiamo veramente bisogno perché nessuno sia lasciato indietro.
Gli ospedali sono indispensabili, ma ci servono solo un paio di volte nella vita. Quello che è drammaticamente insufficiente per esempio è la cura per gli anziani. Non fruttano soldi, loro. La Regione deve investire sulla medicina di base e l’assistenza domiciliare.
È drammaticamente urgente: dobbiamo cambiare modello. Passare dalla medicina dello sperpero e malaffare a quella del territorio.
Fare in modo che ci sia una rete di medici sempre disponibili a prendersi cura di noi, che ci conoscono di persona, che conoscono i rischi a cui siamo esposti, la nostra famiglia, la nostra storia.
E dobbiamo eliminare il cappio della politica dalla sanità.
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